venerdì 19 dicembre 2014

La Durabilità del Poliuretano Espanso: un Test Sperimentale

La richiesta di dati precisi e affidabili sulla durabilità dei prodotti da costruzione è notevolmente aumentata nel corso degli anni grazie anche al diffondersi di analisi e valutazioni sui costi, ambientali ed economici, e sul ciclo di vita degli edifici.

Conoscere la durata dei prodotti è particolarmente importante per i materiali isolanti utilizzati per ridurre gli scambi termici tra edificio e ambiente. Essi svolgono un ruolo fondamentale nella determinazione dei costi in fase di utilizzo degli edifici (consumo di energia) e inoltre sono spesso integrati nell’involucro, quindi difficili da sostituire.



Con lo scopo di rispondere a questa necessità di informazioni tecniche PU Europe, Federazione delle Associazioni Europee per il poliuretano espanso rigido, ha affidato al Forschungsinstitut für Wärmeschutz e V. (FIW, Monaco di Baviera) l’incarico di valutare su campioni di schiuma poliuretanica, in opera da decenni, le seguenti caratteristiche:

 • conducibilità termica
 • resistenza alla compressione
 • contenuto di umidità
 • modifiche dimensionali ed integrità del prodotto

I test hanno dimostrato che, dopo decenni in applicazione, i pannelli isolanti in poliuretano sono ancora efficienti, rispondono pienamente alle caratteristiche e prestazioni dichiarate e non presentano danni o difetti.

Questa ricerca offre ai progettisti, ai prescrittori e agli utilizzatori informazioni utili per determinare le prestazioni a lungo termine degli isolanti in poliuretano e di correlarle ai consumi energetici previsti per gli edifici.

Le industrie che partecipano a PU Europe intendono proseguire questo studio con ulteriori valutazioni che supportino i risultati evidenziati ed auspicano che studi analoghi siano resi disponibili anche per altri materali isolanti.


L’Istituto FIW ha confermato che la schiuma in poliuretano, dopo 28 anni di esercizio non presenta danni ed è esente da difetti; è quindi ancora funzionale all’uso con i valori prestazionali dichiarati e attesi.

Leggi qui il focus tecnico completo sulla durabilità del poliuretano espanso (pag. 6)

Impronta Ecologica del Poliuretano Espanso (Carbon Footprint)

La complessità e il costo, degli studi completi di LCA, sta stimolando gli esperti del settore a sviluppare dei metodi semplificati sia a livello di analisi e sia di comunicazione al mercato. Si stanno quindi diffondendo studi di impronta climatica, dalla dicitura inglese “carbon footprint”, che valutano l’assorbimento e l’emissione di gas clima-alteranti nell’arco dell’intera vita di un prodotto o servizio.

La carbon footprint considera tutti i gas climaalteranti del Protocollo di Kyoto: anidride carbonica (CO2), metano (CH4), ossido nitroso (N2O), il gruppo degli idrofluorocarburi (HFCs), dei perfluorocarburi (PFCs) e l’esafluoruro di zolfo (SF6) e si esprime in tonnellata di anidride carbonica equivalente (tCO2e).

La carbon footprint offre, rispetto ad uno studio LCA completo, il vantaggio di evidenziare le prestazioni riferite ad una delle priorità delle politiche ambientali, la riduzione degli effetti climalternati, e di poter essere comunicato e interpretato più facilmente.



Anche per l’impronta climatica si prevede la comunicazione dei dati tramite la Product Environmental Footprint - PEF.

Con analoghi obiettivi si stanno sviluppando studi che valutano l’impronta idrica (water footprint) evidenziando il volume di acqua consumata o inquinata in tutte le fasi del ciclo di vita di un prodotto.

Elaborare uno studio completo di LCA comporta, per la singola azienda produttrice, l’impiego di notevoli risorse e richiede un costante aggiornamento che tenga conto della evoluzione normativa nei diversi Paesi e del necessario adeguamento dei dati di input al progresso delle tecniche produttive sempre più orientate alla riduzione degli impatti ambientali.

Per consentire ad una platea sempre più ampia di produttori ed utilizzatori l’accesso a importanti indicatori delle prestazioni ambientali dei prodotti in poliuretano l’associazione europea PU Europe ha destinato importanti investimenti allo sviluppo di studi LCA e alla redazione delle relative EPD utilizzabili dall’intero settore per la caratterizzazione di specifici prodotti.

Le EPD sviluppate da PU Europe sono redatte in base alle norme ISO 14025 e EN 15804, verificate da un organismo terzo, PE International, e si fondano sul modello di calcolo e sul database GABI. Gli studi condotti hanno dimostrato che le possibili variazioni nella formulazione delle materie prime e nei consumi energetici della singola attività produttiva non determinano modifiche rilevanti ai fini dell’EPD di settore i cui risultati possono essere quindi utilizzati come valori tipici dei prodotti esaminati se, come prevede lo scopo della norma EN 15804, questi sono utilizzati per quantificare il loro contributo alla prestazione ambientale dell’edificio durante l’intero suo ciclo di vita.

Nella tabella sopra esposta si riportano i valori tipici della schiuma poliuretanica utilizzata per i pannelli in continuo senza considerare il contributo dei rivestimenti.


Fonte: Poliuretano - Ottobre 2014

Traspirabilità dell'Involucro Edilizio: Un Mito da Sfatare

Non è possibile ottenere edifici con consumo energetico ridotto o nullo senza prevedere la realizzazione di edifici a tenuta di aria.

Per mantenere livelli di umidità dell’aria confortevoli e sani negli ambienti chiusi stanno diventando indispensabili sistemi efficienti di ventilazione naturale o meccanica.



I sostenitori dei benefici delle costruzioni “traspiranti” in generale, e dell’isolamento “traspirante” in particolare, asseriscono che nelle strutture o negli edifici “non traspiranti” si accumulerebbe umidità, che creerebbe condensa superficiale, la quale a sua volta porterebbe alla proliferazione microbica (muffe, acari della polvere) con tutte le conseguenze negative che ne derivano.

Prima di tutto è necessario chiarire che la maggior parte degli esperti rifiuta il termine “traspirabilità”, in quanto non descrive una specifica caratteristica fisica, ma rappresenta diversi fenomeni che vanno valutati a livello di edificio.

Il rischio di condense interstiziali può essere eliminato grazie alla possibilità di utilizzare isolanti poliuretanici provvisti di rivestimenti che fungono da schermo o barriera al vapore. In questi casi la posa dovrà essere tale da garantire la necessaria continuità.

Inoltre, anche nello scenario peggiore (0,5 ricambi di aria all’ora), la ventilazione è responsabile del 95-98% del trasferimento di vapore da un’abitazione con pareti “traspiranti”. Il ricambio dell’aria (vale a dire la ventilazione indotta più le prese di aria) è perlomeno 19 volte più importante della traspirabilità per controllare l’umidità atmosferica, la condensa superficiale, la proliferazione delle muffe, gli acari della polvere e i problemi per la salute che ne derivano.

Lo stesso dicasi per l’effetto di accumulo dell’umidità riconducibile agli elementi dell’edificio. Ricerche hanno dimostrato che l’isolamento termico svolge soltanto un ruolo marginale, in quanto l’effetto di accumulo si limita essenzialmente allo strato di finitura a diretto contatto con l’aria degli ambienti.


Fonte: Poliuretano - Luglio 2014